Didattica e informazione sanitaria

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In questa sezione cercheremo di fornire informazioni di base e approfondimenti sul mondo della salute.

  • Manovra Finanziaria 2011

  • Campagna Antiinfluenzale

    Vaccinarsi rimane la maniera migliore per prevenire e combattere l'influenza, sia perché si aumentano notevolmente le probabilità di non contrarre la malattia sia perché, in caso di sviluppo di sintomi influenzali, questi sono molto meno gravi e, generalmente, non seguiti da ulteriori complicanze.

    Chi si deve vaccinare

    Il vaccino è raccomandato per tutte le persone a rischio di complicazioni secondarie a causa dell'età o di patologie, come disordini cronici di tipo respiratorio o polmonare (asma compreso), malattie metaboliche croniche (diabete mellito, disfunzioni renali, immunodepressione dovuta o meno ai farmaci, patologie emopoietiche, sindrome da malassorbimento intestinale, fibrosi cistica, malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi) o quando sono previsti interventi chirurgici di una certa entità.

    Inoltre, il vaccino è fortemente raccomandato per i bambini a partire dai sei mesi d'età ed agli adolescenti (fino ai 18 anni d'età) che sono stati sottoposti ad una terapia a lungo termine a base di aspirina (acido salicilico) perché l'uso di questo farmaco aumenta la probabilità di sviluppare, successivamente all'infezione influenzale, la sindrome di Reye (encefalopatia acuta con degenerazione grassa del fegato che può colpire bambini dai 2 mesi ai 15 anni).

    Infine la vaccinazione è raccomandata per tutti coloro che svolgono funzioni lavorative di primario interesse collettivo o che potrebbero trasmettere l'influenza a persone ad alto rischio di complicanze.

    Vaccini disponibili

    I ceppi utilizzati vengono scelti ogni anno dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) sulla base delle segnalazioni provenienti dai sistemi di sorveglianza di tutto il mondo. Il continuo monitoraggio è reso necessario dall'alta frequenza di mutazioni che si verificano nei virus influenzali; queste mutazioni poiché modificano le caratteristiche antigeniche fanno sì che l'immunità acquisita, naturalmente (perché ci si è ammalati) o artificialmente (vaccinazione), nella precedente stagione influenzale non sia più sufficiente a proteggere dalle nuove forme virali in circolazione. Il vaccino con la formulazione aggiornata è reso disponibile ogni anno dal mese di settembre.

    Sono in commercio vaccini con virus interi inattivati (cioè uccisi) e altri in cui sono presenti solo le parti fondamentali per stimolare la risposta immunitaria: i vaccini split (a virus dissociati) che prevedono la disgregazione delle particelle virali mediante solventi e i vaccini a subunità, in cui sono presenti solo alcune proteine presenti sulla superficie (emoagglutinina e neuroaminidasi), importanti per lo sviluppo della risposta immune. Questi vaccini subvirionici (split e subunità) danno un'ottima protezione e sono ben tollerati anche da soggetti particolarmente sensibili alle proteine esogene(ad esempio i bambini, gli asmatici, ecc.).

    Per aumentare l’immunogenicità sono stati recentemente introdotti sul mercato vaccini con nuove sostanze adiuvanti (microemulsione in acqua di squalene, liposomi).

    Quando vaccinarsi

    Il periodo più indicato per la vaccinazione quest anno è quello compreso tra il mese di novembre e quello di dicembre.

    Nel caso di persone che si debbano recare per lunghi periodi all'estero può essere utile informarsi preventivamente sull'andamento stagionale dell'influenza nel paese da visitare, tenendo presente che nell'Emisfero Australe la stagione influenzale va da aprile a settembre e che nei paesi tropicali è possibile contrarre l'infezione durante tutto l'anno.

    Come vaccinarsi

    Le modalità di vaccinazione variano a seconda dell'età in quanto, fino ad una certa età, è possibile che il sistema immunitario non sia mai venuto in contatto con i virus influenzali che sono attualmente in circolazione e vada, quindi, 'preparato' al riconoscimento. Di conseguenza, generalmente, per i bambini al di sotto dei 12 anni si consigliano due dosi di vaccino da praticarsi a distanza di almeno quattro settimane, mentre per i soggetti più grandi è sufficiente una sola dose.

    La somministrazione è per via intramuscolare e, in tutti coloro con età superiore ai 12 anni, l'iniezione va effettuata nel muscolo deltoide (braccio), mentre, per i più piccoli è consigliato il muscolo antero-laterale della coscia.

    Se si acquista personalmente il vaccino in farmacia è importante ricordarsi di conservarlo in frigorifero, a temperature comprese tra i +2° e +8° C.

    Efficacia della vaccinazione

    Il vaccino è efficace nella prevenzione dell'influenza trasmessa dai virus appartenenti agli stessi ceppi di quelli utilizzati per l'immunizzazione. Questo significa che non protegge né da virus influenzali appartenenti a ceppi diversi da questi né, tantomeno, da altri virus che provocano malattie respiratorie (come il raffreddore) con sintomi simili a quelli dell'influenza. Tuttavia, il monitoraggio internazionale sui ceppi in circolazione, coordinato dall'OMS, permette di presumere che la probabilità di contrarre l'infezione da virus di altri ceppi sia piuttosto bassa. Generalmente, la vaccinazione conferisce una piena immunità nel 75% dei casi, il rimanente 25%, invece, anche se contrae l'influenza sviluppa sintomi lievi.

    La protezione indotta dal vaccino comincia due settimane dopo l'inoculazione e perdura per un periodo di sei-otto mesi, poi tende a declinare. Per questo, e perché possono cambiare i ceppi in circolazione, è necessario ripetere la vaccinazione all'inizio di ogni stagione influenzale.

    Effetti collaterali

    L'inoculazione del vaccino influenzale non provoca generalmente effetti collaterali di rilievo; in alcuni casi si possono manifestare, nella zona di inoculazione, lievi reazioni cutanee locali (arrossamento, gonfiore) di breve durata (massimo 48 ore).

    Il vaccino contiene solo virus inattivati (uccisi) o sue parti, quindi non può provocare sintomi influenzali. Tuttavia, a volte, soprattutto quando il soggetto non ha avuto precedentemente alcun contatto con il virus influenzale, è possibile che, a distanza di 6-12 ore dalla vaccinazione, compaiano sintomi di tipo influenzale (febbre, dolori muscolari, mal di testa, brividi) in forma molto attenuata e transitoria (massimo 48 ore).

    Reazioni allergiche immediate (orticaria, angioedema, asma) sono generalmente dovute ad ipersensibilità alle proteine dell'uovo, contenute nel vaccino in quantità minima.

    Quando è sconsigliata la vaccinazione

    La vaccinazione antinfluenzale non interferisce con altre vaccinazioni; è sufficiente utilizzare siringhe diverse e praticare l'inoculazione in sedi diverse. Come precauzione, è meglio evitare di sottoporsi alla vaccinazione se sono in corso processi febbrili. Non è controindicata se sono presenti infezioni minori delle vie respiratorie.

    E' fortemente sconsigliata a chi è allergico alle proteine dell'uovo, anche se presenti nel vaccino in quantità minima (il vaccino viene prodotto utilizzando uova embrionate di pollo).

    L'efficacia del vaccino dipende dall'efficacia della risposta anticorpale, questo significa che se il sistema immunitario è compromesso, a causa di terapie specifiche o di patologie in atto, l'immunità conferita dalla vaccinazione potrebbe non essere ottimale. I farmaci a base di cortisone, che deprimono la risposta immunitaria, non sono incompatibili con la vaccinazione a meno che siano usati per via sistemica e ad alti dosaggi.

    Nel caso di malattie autoimmuni, poiché la vaccinazione stimola l'attività immunitaria, è necessario valutare caso per caso l'opportunità di effettuare la vaccinazione.

    Non ci sono rischi o controindicazioni per la vaccinazione delle donne in gravidanza o per quelle che stanno allattando le quali, inoltre, sembrano correre un rischio superiore al normale di sviluppare complicanze a seguito dell'influenza. Tuttavia, d'altra parte, in linea generale, è consigliabile evitare più possibile i trattamenti farmacologici di qualsiasi tipo durante il primo trimestre di gravidanza.

  • Pressione Arteriosa

    Pressione arteriosa = gittata cardiaca x resistenze periferiche.
    La gittata cardiaca è la quantità di sangue espulsa ad ogni battito dal cuore moltiplicata per il numero di battiti al minuto.
    La pressione arteriosa è quindi determinata da tre fattori principali:
    • la quantità di sangue che viene immessa in circolo e sua viscosità
    • la forza di contrazione del cuore
    • le resistenze offerte dai vasi (arterie e vene) al passaggio del flusso sanguigno

     

    Il nostro corpo è in grado di regolare la pressione cardiaca in base alle esigenze metaboliche dei vari organi; la pressione varia durante la giornata oscillando fra valori minimi e massimi.
    Sotto sforzo la pressione aumenta perché i muscoli hanno bisogno di più ossigeno il quale viene veicolato dal sangue, quindi aumenta la gittata cardiaca.
    Con il passare del tempo i vasi sanguigni tendono ad indurirsi e a perdere elasticità causando un aumento della resistenza periferica. Un altra causa di questo aumento è il deposito di colesterolo sulle pareti dei vasi che causano una occlusione parziale e di conseguenza il sangue esercita una pressione maggiore (si stringe il vaso e si ha un ostacolo maggiore).

    Il valore di riferimento per avere una pressione "normale" è di 80 mmHg per la pressione minima e di 120 mmHg per la pressione massima.

    Al di sotto di questi valori il corpo ha un deficit di tutte le sostanze veicolate dal sangue, in primis l'ossigeno, con conseguenti senso di vertigini, vista annebbiata e sensazione di svenimento.

    Al contrario quando i valori pretori sono sopra alla norma, non sentiamo alcun sintomo in quanto l'apporto di ossigeno e nutrienti è abbondante, anzi ci sentiamo in piene forze; Per questo motivo la pressione alta è conosciuta anche come "morbo SILENTE".

    La pressione alta causa molti più danni della pressione bassa: un motore truccato che viene spinto continuamente sopra i propri limiti fa andare la macchina più veloce ma si usurerà più in fretta causando una rottura prematura … lo stesso vale per il sistema cardiocircolatorio, una pressione alta ci fa sentire bene ma logora prematuramente sia il cuore che i vasi, causando l'insorgenza di patologie carenze fisiologiche degli organi stessi.

    Cosa fare dunque per tenere sotto controllo la pressione ?

    La maggior parte dei casi di ipertensione è dovuta ad abitudini di vita non corrette. Fin dalla giovane età è consigliabile mantenere la pressione arteriosa a livelli desiderabili seguendo alcune semplici regole di comportamento.

    L'alimentazione gioca un ruolo fondamentale:
    • limitare il consumo del sale. Ridurre il consumo quotidiano di sale abbassa la pressione
    • mangiare molta frutta e verdura ricchi di potassio, una sostanza che aiuta a mantenere bassa la pressione
    • mangiare meno
    • moderare il consumo di caffè.

     

    Praticare regolarmente attività fisica (bastano 30 minuti al giorno di camminata) mantiene il sistema cardiocircolatorio efficiente ed "elastico"

    Non fumare; il fumo provoca moltissimi danni al sistema cardiocircolatorio causando arteriosclerosi (indurimento dei vasi sanguigni), favorendo coagulazioni di colesterolo ed affaticando il cuore.

    Tenere sotto controllo il peso. Con l'aumento di massa grassa il cuore deve pompare con più energia per mandare il sangue in tutti i tessuti ed inoltre si ha un accumulo di colesterolo nei vasi.

  • Celiachia

    La celiachia è un'intolleranza permanente alla gliadina, componente alcool-solubile del glutine il quale è un insieme di proteine contenute nel frumento, nel' orzo, nella segale, nell'avena, nel farro, nel kaputt. Pertanto, tutti gli alimenti derivati dai suddetti cereali o contenenti glutine in seguito a contaminazione devono essere considerati tossici per i pazienti affetti da questa malattia.
    L'intolleranza al glutine causa gravi lesioni alla mucosa dell'intestino tenue, che regrediscono eliminando il glutine dalla dieta. La reversibilità della patologia è strettamente legata alla non assunzione da parte del soggetto celiaco di alimenti contenenti glutine o comunque da esso contaminati. La malattia celiaca non guarisce: il soggetto celiaco rimarrà tale per tutta la sua vita, l'unica cura consiste nell'adozione di una dieta rigorosamente priva di glutine.


    Sintomi

    Non esistono sintomi tipici della celiachia. La maggior parte delle persone affette hanno problemi generici come una diarrea intermittente, dolori addominali o magari possono anche non manifestare alcun problema gastrointestinale. I sintomi della celiachia possono simulare quelli di altre malattie come colon irritabile, ulcere gastriche, morbo di Crohn, infezioni parassitarie, anemia, disordini della pelle o disturbi nervosi.
    La celiachia si può manifestare anche in modi meno ovvi, includendo cambiamenti del comportamento come irritabilità o depressione, disturbi allo stomaco, dolori alle giunture, crampi muscolari, eczemi cutanei, ferite alla bocca, disordini ai denti o alle ossa e movimenti delle gambe e dei piedi (neuropatia).
    Alcuni indizi di malassorbimento che possono derivare dalla celiachia possono essere:

    •    Perdita di peso
    •    Diarrea
    •    Crampi addominali, flatulenza
    •    Debolezza generale
    •    Feci maleodoranti o grigiastre che sembrano grasse o oleose.
    •    Difficoltà di crescita (nei bambini)


    Diagnosi

    La diagnosi di malattia celiaca si basa sulla gastroscopia con biopsia del duodeno (pratica più intrusiva), o in prima istanza con un semplice esame del sangue ricercando gli anticorpi specifici per la celiachia:

    •    IgG anti-gliadina
    •    IgA anti-gliadina
    •    Anticorpi Anti-endomisio
    •    IgA anti tTG


    Trattamento

    Allo stato attuale l'unica terapia possibile è quella della dieta senza glutine. Tale dieta deve essere molto rigorosa poiché bastano minime quantità di glutine per impedire il miglioramento istologico e deve essere seguita scrupolosamente per tutta la vita. È necessario eliminare dalla dieta non solo gli alimenti contenenti grano e derivati, ma anche quelli contenenti orzo, segale e avena. Inizialmente può risultare difficile attenersi ad una rigorosa dieta aglutinata poiché il glutine può essere contenuto in vari alimenti contenuti nella dieta normale: la farina di grano è uno dei più comuni eccipienti presenti in diversi prodotti alimentari.

    La celiachia è una malattia riconosciuta dal SSN; a seguito della diagnosi del medico specialista, il celiaco ha diritto ai prodotti dietetici senza glutine che sono reperibili in farmacia ed al loro rimborso fino al raggiungimento di un tetto mensile:

    Età Tetto Mensile Maschi Tetto mensile Femmine
    6 mesi - 1 anno €  45,00 €  45,00
    fino a 3 anni €  62,00 €  62,00
    fino a 10 anni €  94,00 €  94,00
    Adulti € 120,00 €  99,00